Mala tempora currunt

Mala tempora corrunt
o
“Dell’insoddisfazione interessata”.

Sarà che l’inizio del nuovo anno porta con sé anche qualche “proposito” e la voglia di riprendere a scrivere su questa rubrica…
Allora eccomi di nuovo qui, e vorrei proprio iniziare con tre paroline; che siano il proposito per il nuovo anno?
“Me ne frego”, mi ha detto lapidariamente ieri Mister X. Sottinteso: delle esigenze quotidiane della vita comunitaria.
Altri non te lo dicono, ma te lo fanno capire.
In altri tempi, queste tre paroline mi avrebbero innervosito terribilmente. Come rispondere con educazione? Suonano come una provocazione! Potrei dire, sdrammatizzando: “Io ancora di più!”
Il “me ne frego”, o, sua variante“chi se ne frega”, innesca la catena del disinteresse più totale. Apparentemente.
Temo però che non sia così neutro, perché chi lo dice, se dicesse sul serio, non sentirebbe il bisogno irrefrenabile di comunicarlo o manifestarlo in questo modo.
L’indifferenza, talvolta, è necessaria: non si può accogliere con passione e calore tutte le conversazioni, tutti gli argomenti, tutti i film, tutte le lamentele, tutte le osservazioni, tutti i pensieri, tutti gli sfoghi.
Bisogna selezionare, e bisogna pure farlo bene!
Bisogna selezionare per mille motivi: mancanza di tempo, di curiosità, capacità di comprensione limitata, spazio esaurito nel cervello (“fisioram”), non avendo un abbonamento cloud+ a disposizione…
Quindi “fregarsene” di tanto in tanto fa bene. Si tratta di ecologia mentale.

Il paradosso sorge quando il “fregarsene” richiede infinitamente più tempo, più spazio e più energia del disinteresse puro, oppure più forme di autoreclusione, con ciò manifestando inequivocabilmente un forte interesse, ma molto contrariato, non fosse altro che quello di essere lasciati in pace. Ci sarebbero altre espressioni colorite per esprimere lo stesso concetto.
Ma perché reagire in questo modo? Comprendo l’intento offensivo, ma perché scegliere la forma paradossale del disinteresse interessato, piuttosto che usare un’espressione colorita? Piuttosto che parlare apertamente? Questione di sfumature? Di elegante gradazione del linguaggio?
Non mi convince, ovviamente. Qui, la posta in gioco dev’essere più alta: indifferenza millantata, allo scopo di contrariare il prossimo.

Secondo me, ciò che detesta colui che “se ne frega” è di non potersene fregare abbastanza, di non ancora essere in grado di raggiungere quello stato di totale, pura e profonda indifferenza: il vero “grado zen” della liberazione da ogni attaccamento.
Kant, nella sua Critica della facoltà di giudicare, definisce così il bello: “L’oggetto della soddisfazione disinteressata si chiama ‘bello’.”
L’insoddisfazione interessata, al contrario, dev’essere molto brutta!
E io non posso che rispondere:
“Accidenti, mi dispiace!”
Il dramma è tutto qui: chi se ne frega fallisce non riuscendo a fregarsene del tutto, gli altri dispiacendosene.

È chiaro che prima o poi bisognerà uscirne….

Pubblicato da Oliviero Verzeletti

Missionario Saveriano. Nato a Torbole Casaglia (BS). Cittadino del mondo, attualmente residente in Italia, a Roma dopo diversi anni trascorsi in Camerun.

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